E sia Estate, dunque!

Un melograno a giugno
Vero che le mezze stagioni sono sparite, la primavera è durata pochissimo, arrostita dai primi caldi, che ci hanno preso in contropiede mentre ci ripetevamo, magari rimandando di qualche giorno i lavori in giardino, che era il momento di trapiantare, concimare, potare e quant’altro. Coi nostri tempi strettissimi ci siamo trovati lì ad indugiare: oggi o domani? Intanto il caldo è arrivato, e magari bisogna rimandare a settembre il trapianto.
Il tiglio ormai inonda di miele l’aria, Vivilla racconta ai bambini delle scuole in visita al roseto che i tigli “mitigavano i contenziosi legali, per questo venivano piantati nelle vicinanze dei tribunali, al tempo”. Quello presente qui è gigante, con buona pace di chi magari lo ha trapiantato trovando il giusto tempo nel momento più giusto, senza rimandare.
A parte i trapianti si dolga soprattutto chi non ha prestato la giusta attenzione alle fioriture precoci, alle fioriture o alle fioriture uniche, all’idea che bisogna cogliere le cose al volo. La primavera è anche una promessa di abbondanza infinita, ma dura il tempo di una promessa appunto. Beato chi l’ha saggiata, chi ne ha goduto la deriva colma di rivoli fantasiosi e desideri. Gli altri se lo segnassero per la prossima volta bene nell’agenda. O buttassero le agende. La promessa di un’infinità ricchezza fisica e spirituale, di un desiderio senza fine colmava le rime di Arthur Rimbaud, che riverberavano le suggestioni di una natura generosa come una madre e un’amante. Sogni di un uomo beato come un reuccio che vi si immergeva. L’Homme est Roi. Ma nella natura, suggerisce il melograno questi giorni.